
X ha individuato una vasta rete di account sospetti sulla propria piattaforma, arrivando a collegarla a una presunta bot farm cinese. Secondo l’indagine condotta dal team dedicato alla sicurezza del social network, la rete comprenderebbe circa 200.000 account, anche se soltanto una piccola parte sarebbe stata coinvolta in una campagna contro i data center utilizzati per l’intelligenza artificiale.
La scoperta è stata comunicata da X attraverso la propria pagina dedicata agli affari governativi. L’azienda sostiene che circa 200 account della rete abbiano pubblicato fumetti, immagini e contenuti testuali relativi all’impatto dei data center AI sui consumi energetici negli Stati Uniti.
La campagna prendeva di mira i consumi dei data center
I contenuti individuati da X facevano leva su una questione che negli Stati Uniti è diventata sempre più discussa: il crescente fabbisogno energetico delle grandi infrastrutture necessarie per alimentare i sistemi di intelligenza artificiale.
I post sostenevano, tra le altre cose, che la presenza di grandi data center possa contribuire all’aumento delle bollette dell’elettricità e mettere sotto pressione le reti energetiche delle comunità che ospitano queste strutture.
Alcuni degli account avrebbero inoltre utilizzato immagini generate dall’intelligenza artificiale per accompagnare i propri messaggi. In particolare, X ha mostrato alcuni esempi di vignette nelle quali i gestori dei data center venivano rappresentati come imprenditori interessati esclusivamente ai profitti, mentre i costi dell’aumento della domanda energetica ricadevano sulle famiglie comuni.
Il problema individuato da X non riguarda quindi necessariamente il tema discusso, ma le modalità con cui sarebbe stata alimentata la conversazione. Secondo l’azienda, una simile attività coordinata potrebbe alterare artificialmente un dibattito legittimo sulle politiche energetiche statunitensi e sullo sviluppo dell’AI.
ChatGPT sarebbe stato utilizzato per creare i contenuti
Un elemento particolarmente interessante dell’indagine riguarda il ruolo di ChatGPT.
Secondo X, gli esempi analizzati mostrerebbero che gli account coinvolti avrebbero utilizzato strumenti di OpenAI per generare illustrazioni e argomentazioni destinate alla campagna.
Il collegamento non è del tutto nuovo. OpenAI aveva infatti pubblicato a giugno un rapporto relativo ad alcune attività riconducibili a utenti probabilmente localizzati in Cina, nei quali ChatGPT sarebbe stato utilizzato per produrre contenuti contro i data center.
Le immagini mostrate da X sarebbero le stesse già individuate nel rapporto di OpenAI. Questo elemento ha permesso alle due società di collegare le attività osservate sulle rispettive piattaforme.
Un dibattito reale sfruttato attraverso account non autentici
La vicenda presenta però un aspetto importante: le preoccupazioni sull’impatto energetico dei data center non sono necessariamente false.
L’espansione delle infrastrutture necessarie per sostenere la crescita dell’AI generativa sta effettivamente aumentando la domanda di elettricità in diverse aree. Nel rapporto citato da Engadget, Goldman Sachs indicava un aumento del 6,9% su base annua dei prezzi dell’elettricità a febbraio 2026 e prevedeva ulteriori pressioni legate alla crescita della domanda proveniente dalle strutture dedicate all’intelligenza artificiale.
La questione, quindi, non è semplicemente stabilire se i data center consumino molta energia: il punto centrale dell’indagine riguarda il possibile utilizzo di account falsi e attività coordinate per amplificare artificialmente determinate posizioni.
È proprio questa distinzione che rende la vicenda particolarmente significativa. Un argomento reale e controverso può essere sfruttato da una campagna di manipolazione senza che ogni singola affermazione pubblicata debba essere necessariamente falsa.
X non ha rivelato tutti gli argomenti della bot farm
X non ha pubblicato l’elenco degli account coinvolti nella presunta rete né ha spiegato dettagliatamente cosa stessero pubblicando gli altri account.
L’azienda ha infatti specificato che soltanto circa 200 dei 200.000 account individuati erano coinvolti nella campagna contro i data center AI. Rimane quindi poco chiaro quale fosse l’attività della parte restante della rete.
Anche il precedente rapporto di OpenAI aveva fornito qualche elemento aggiuntivo. Secondo l’azienda, gli utenti collegati alla Cina avrebbero utilizzato ChatGPT anche per creare insulti contro dissidenti e commentatori politici cinesi, oltre a contenuti critici nei confronti delle politiche commerciali e tecnologiche degli Stati Uniti.
X ha ribadito di voler mantenere una piattaforma nella quale gli utenti possano discutere liberamente di temi di interesse pubblico, ma sostiene allo stesso tempo che le attività coordinate attraverso account non autentici rappresentino una minaccia per l’affidabilità delle conversazioni online.
La vicenda mostra inoltre un problema sempre più complesso nell’era dell’AI: gli stessi strumenti utilizzati per creare contenuti in modo rapido possono essere sfruttati sia per campagne informative legittime sia per operazioni coordinate di manipolazione sui social network.

